VITA ASSOCIATIVA

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LA RETE FAMIGLIE APERTE… CITTADINA DEL MONDO…

La rete famiglie aperte e la sua dimensione politica (nel senso di apertura e relazione di appartenenza alla comunità umana, nel suo territorio)

 

Il documento che segue è la sintesi delle riflessioni di un gruppo di soci integrate con quelle fatte in seno al consiglio direttivo dell’associazione, realizzate nel corso del 2005. E’ realizzato a volte a punti, a flash, per la difficoltà di mettere insieme in forma più discorsiva molte cose senza volerne perdere troppe per strada. Ci siamo accorti che discutendo della dimensione politica dell’associazione si sono aperte molte finestre, abbiamo realizzato che per la Rete tutto, alla fin fine, è riconducibile a questa dimensione.

DA DOVE SIAMO PARTITI

Cercando di leggere la mappa…

 

Il quotidiano, visto da dentro il piccolo osservatorio che sono le famiglie, fa emergere sempre di più segnali di fatica, la sensazione di un tempo mai sufficiente, l’aggiungersi di responsabilità e carichi sempre più grandi di noi. E se siamo presi dalla fatica, ce la trasmettiamo…

Il quotidiano delle relazioni “vicine” mostra quanto sia difficile avere un legame con il territorio, anche se si vorrebbe essere più disponibili a cogliere e considerare le difficoltà delle persone della porta accanto…

Nella rete si fatica a condividere i momenti di sofferenza-criticità della famiglia; i problemi e la “difficile normalità” delle nostre famiglie restano nelle nostre case.

Riflettendo sulla disponibilità all’accoglienza, sta emergendo l’idea che essere famiglie accoglienti non viene considerato “diversa normalità” quanto “diversità”. L’esterno vede le famiglie dell’associazione come un’elite e all’interno non sta passando il concetto di “stile di vita accogliente”, facendo coincidere questo solo con le accoglienze “formalizzate”. Non sta funzionando l’idea che prendersi cura dell’altro ci fa stare bene come famiglia (‘diversa normalità). Invece è molto forte la convinzione che accogliere richieda delle condizioni particolari, fuori dalla propria normalità: “si potrà fare quando…” e aspettiamo un tempo migliore che chissà se arriverà… E poi le famiglie della rete sanno ancora essere creative per ascoltare nuovi bisogni e tener vive forme di accoglienza meno incasellabili; sanno ancora rischiare e sperimentare (anche senza aver sempre un’assicurazione pronta a coprire i danni…)?

Il contesto ci propone un’idea piuttosto consumistica di felicità familiare, ci spinge ad identificarci con modelli falsi (o almeno discutibili); ad una buona sensibilità ed apertura del singolo, corrisponde spesso socialmente molta chiusura (paura del diverso) e poca voglia di avvicinare, ad esempio altre culture. Siamo consapevoli di quanto poco siano riconosciuti i bisogni autentici delle persone e delle famiglie, di quanta attenzione meriterebbero i fenomeni che riguardano molti (disgregazioni e separazioni, ricostituzioni…); a livello di comunità locale si percepisce un vuoto culturale-politico, poca conoscenza ed ascolto, discontinuità; l’associazione attualmente è ancora poco incisiva e presente in questi frangenti. In un contesto più ampio (regionale, nazionale…) le politiche familiari, ampiamente sbandierate da ogni parte, sembrano contraddittorie e di fatto finiscono per non essere d’aiuto, basti pensare come il mondo del lavoro sta cambiando e alle conseguenze che ricadono sulle famiglie, anche sulle possibilità di accoglienza e partecipazione.

L’impressione è, ancora una volta, di far fatica a leggere il panorama e ad avere una mappa per orientarsi; sembra improbabile poter mettere assieme i diversi punti di vista e imparare a leggere le nostra realtà.

            A livello associativo: l’associazione paga la precarietà e discontinuità delle risorse economiche e delle collaborazioni con gli enti pubblici della città (sono i limiti più evidenti del sistema “a progetto” e “a convenzione”), la rete ha chiaro di non volersi trasformare in un servizio “alle famiglie”, tuttavia manca una condivisione allargata della mission anche in seguito alla crescita ed i cambiamenti della famiglie stesse;  il futuro sembra sempre di più una scommessa… La fatica del confronto con forze politiche ed interlocutori istituzionali, la necessità di svincolarsi dalle persone fisiche nei rapporti istituzionali, pur mantenendo dei canali efficaci, logora fino a farci correre il rischio di implodere chiusi nel nostro orizzonte e nel nostro stile di approccio e di non riuscire più a dare uno sguardo alla nostra mappa per proseguire il cammino.

Ci sembra che alla rete partecipi una certa tipologia di famiglie che si riconoscono e identificano fra loro, mentre altre restano distanti (non sottovalutiamo la curiosità di amici e colleghi che sembrano appartenere a mondi diversi…). Ritorna ancora la fatica nell’entrare in contatto con i territori dove abitiamo (è ancora un valore?), nel vivere appartenenze, alleanze e partecipazioni come risorse e non in maniera schizofrenica.

IL NOSTRO SOGNO DI SEMPRE

L’accoglienza come stile di vita ed esperienza fondante del nostro esistere, in una rete di famiglie.

 

Tentando di leggere la mappa, una questione ci sembra evidente: la famiglia, da sola, non riesce più ad essere famiglia educante, oggi, come mai prima d’ora, non può più bastare a sé stessa.

 

Perché affidarsi e trovarsi in rete? Solo camminando insieme e accogliendosi reciprocamente, le famiglie possono recuperare legami forti, una funzione educante e uno spazio di senso. In una rete la famiglia può e deve uscire dal suo isolamento, recuperare il senso di appartenenza e sperimentare finalmente l’accoglienza nella condivisione.

Perciò, all’interno di tali percorsi di rete, si può trovare veramente un’occasione  formidabile di recupero di uno spazio di comunità educante, fondato su legami saldi e su pratiche quotidiane di cooperazione.

 

Riscoprire i significati di famiglia e di accoglienza in “rete”, accogliersi reciprocamente nel riconoscimento di una comune precarietà, farsi vicini particolarmente a quelle famiglie che pagano i prezzi più alti dell’attuale degrado, è una prospettiva che ci allontana dalla semplice logica della gestione di servizi, cui ci spingono le istituzioni pubbliche, e ci proietta sul terreno della condivisione, della  partecipazione attiva e del radicamento sociale.

In tale prospettiva in rete troverebbero posto e dimensione anche le “nuove forme di famiglia”, in che modo è da sperimentare, ma il passo è breve!

Questo dunque è quello che vogliamo e che sogniamo, proviamo ad usare un’immagine…

 

Una casa in cui tutti si sentano padroni, in cui tutti si sentano corresponsabili del suo buon funzionamento

Una casa dove poter rientrare alla fine di una giornata

Dove raccontare  e condividere gioie e fatiche

Dove trovare chi ti ascolta, chi ti può dare una mano a superare una difficoltà, dove trovare una risposta alle tue domande, dove sentire che le fatiche -  i fallimenti - le cadute sono comuni a tutti

Una casa dove riposare e trovare nutrimento

E’ una casa in continuo mutamento; si spostano i mobili, si costruiscono nuove stanze, si abbattono muri a seconda delle persone che decidono di abitarla pur tenendo fisse alcune cose: la porta e le finestre

Il portone d’ingresso è senza serratura, per venirci ad abitare non occorre una “dote” particolare…

Una casa che ti invita – ti aiuta – e poi ti permette di uscire

Andando fuori da questa casa, chi ci abita, porta riposte e porta domande ”altre”, porta ascolto

Andando fuori porta con sé energie per dedicarsi a… e questo dedicarsi suscita interrogativi da riportare a casa, nuove idee, nuove  proposte, nuove energie, nuove visioni

Chi ci abita sa bene che questa casa non è l’unica esistente, non è nemmeno la più bella o la più comoda, ma è la casa che in quel momento si è scelto

Quanto è falso pretendere che la famiglia debba bastare a se stessa

Immaginare questa casa vuol dire credere fermamente che la famiglia non basta a sé stessa, che nella storia dell’umanità non è mai bastata a sé stessa, che per “crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”

LE PROPOSTE in concreto…

Per trovare la nostra rotta, per inseguire il nostro sogno

Oltre a proseguire con i percorsi e le esperienze già consolidate, l’idea di fondo è quella di costituire dei gruppi di lavoro stabili, a cui partecipi un membro del consiglio direttivo, che si occupino dei temi fondamentali emersi dalle riflessioni di questo ultimo anno e che ci stanno molto a cuore. Ci siamo sforzati di dare un “nome” a questi gruppi/commissioni e dei contenuti che reputiamo prioritari ma certo non vincolanti.

Si tratta delle commissioni appartenenza, accoglienza, apertura verso il mondo, comunicazione, la rete sogna la sede.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 11 Settembre 2008 10:38 )  

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